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Alimenti e residui pesticidi: l’allarme di Legambiente

Allarme multiresiduo: è quello che lancia il report “Stop pesticidi” di Legambiente. Circa un terzo dei prodotti orto-frutticoli analizzati (di provenienza nazionale) sarebbe contaminato da uno o più residui chimici di pesticidi.

L’uso di fitofarmaci e prodotti chimici in Italia, nonostante l’aumento di tecniche agronomiche sostenibili, rimane importante, tant’è che il nostro Paese è al terzo posto in Europa per la vendita di pesticidi e al secondo per l’impiego di fungicidi. Il comparto dove si registrano le percentuali più elevate di multiresiduo e le principali irregolarità è quello della frutta. I prodotti più spesso inquinati sono infatti uva, fragole, ciliegie, pere e frutta esotica (soprattutto banane). Per quanto riguarda i prodotti extra Ue, caso eclatante è quello del tè verde, risulato contaminato da un mix di 21 diverse sostanze chimiche. «Lo studio - sottolinea la presidente di Legambiente Rossella Muroni - evidenzia in modo inequivocabile gli effetti di uno storico vuoto normativo: manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al problema del simultaneo impiego di più principi attivi sul medesimo prodotto». Rilanciare «buone pratiche agricole attente alla complessità dei processi naturali e soprattutto capaci di innovare e sperimentare nuove tecnologie», unitamente a un maggiore investimento, da parte di Governo e Regioni, in ricerca e formazione sull’agricoltura biodinamica, potrebbero essere, secondo Legambiente, i due punti chiave per porre rimedio all’uso di sostanze chimiche nell’agricoltura, nocive per l’ambiente e la saluta umana.

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