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L’evoluzione di una bellezza senza tempo

La bellezza è una qualità che l’uomo ricerca da sempre. La rincorre, la desidera, la ammira. I suoi canoni non sono standard o meglio lo sono limitatamente ad un periodo storico. La bellezza non è univoca. La bellezza è mutevole, così come i gusti degli uomini.

In base al momento storico, economico, sociale, politico che si vive il concetto di bellezza cambia. Si è visto come una guerra, una rivoluzione possano stravolgere dei canoni estetici che  fino a quell’istante sembravano immutabili. La moda fa parte di questa grande giostra. Anch’essa muta in base alla posizione geografica e al calendario. Ora più che mai i cambiamenti sono repentini e radicali. Se prima tra un modello di bellezza e l’altro passavano interi secoli, ora basta una sola stagione. Negli ultimi cento anni abbiamo assistito a mutamenti profondi dell’ideale di bellezza non solo per quanto riguarda il corpo ma anche per quanto riguarda l’abbigliamento. Ogni decade è stata rappresentata da un tipo di donna opposto a quello del decennio precedente. A fasi alterne è prediletta la donna formosa piuttosto che quella longilinea. Un’altalena che oscilla dai tempi degli egizi. Se all’ epoca di Cleopatra la donna era filiforme e dal trucco ben pronunciato, per gli antichi Greci bellezza faceva rima con abbondanza. Nella Roma antica le matrone avevano corpi giunonici, abiti sfarzosi e vistosi gioielli. La ricchezza del marito si misurava in base all’abbondanza del corpo e degli accessori della moglie. La ricchezza, qui, aveva stabilito un canone estetico. Nel Medioevo, invece, la Chiesa imponeva un ideale più sobrio e angelico della donna. Longilinea, pallida, pura. Doveva apparire come una Madonna. La risposta del Rinascimento a questa austerità arriva con un’idea di bellezza generosa. Forme abbondanti e rotonde sottolineano la femminilità che con il Barocco diventa maliziosa. Con l’arrivo del Settecento la bellezza delle forme del corpo comincia ad essere affiancata alla bellezza dei tessuti e dei vestiti. Questi ultimi realizzati in modo da modificare e perfezionare i corpi delle dame. Stretti bustini stringevano la vita delle donne che arrivava a misurare 40 cm. Vitini da vespa e fianchi larghi erano i canoni a cui tutte le dame facevano riferimento. Con l’arrivo dell’Ottocento la donna diventa una musa romantica, segnata dalle sofferenze interiori. Abiti lunghi, assenza di trucco, pelle candida. Ma è con il Novecento che assistiamo ai repentini cambiamenti estetici delle donne. Grandi Guerre, rivoluzioni, emancipazione femminile sono le questioni che hanno avuto più ripercussioni sui canoni estetici femminili. Così come cambiava il ruolo della donna nella società mutavano le sue forme e i suoi abiti. L’inizio del secolo è segnato da un’ondata di benessere e ottimismo che coinvolge non solo l’arte e l’industria, ma soprattutto le donne. Corpi sinuosi disegnati da stretti bustini che appiattiscono il ventre e sottolineano i fianchi. Decolletè prosperosi che omaggiano la femminilità. L’avvento della pubblicità concorre ancor di più a diffondere questa nuova estetica femminile. La Prima Guerra Mondiale, per ovvie ragioni, spazza via tutto questo. Non è all’estetica e alla bellezza che l’uomo pensa. Ma con il giungere degli anni Venti, dopo il lungo periodo di disastri e privazioni, la donna rifiorisce. Con i capelli corti alla maschietta, il  fisico asciutto e atletico la donna del primo dopoguerra strizza l’occhio all’uguaglianza e alla parità. Gli anni Trenta segnano un’ulteriore svolta. Basta tagli alla garçonne e  fisico androgino. La donna è raffinata e sensuale. Le dive del cinema sono un trionfo di femminilità. Un viso e un corpo che sembrano disegnati. La loro bellezza travolgente diventa di ispirazione per le donne di tutto il mondo. Ma come un pendolo l’ideale di bellezza continua ad oscillare. Gli anni Quaranta segnati dal secondo conflitto mondiale restituiscono una bellezza più rotonda e rassicurante. Curve accentuate, corpi morbidi in contrasto con la carenza di cibo. La femminilità arriva alle stelle, le pin up sono desiderate da tutti. Brigitte Bardot e Marilyn Monroe sono il simbolo degli anni Cinquanta. Misure perfette, volti da bambole. Il cinema offre alle donne esempi di bellezza assoluta a cui ambire. I vent’anni successivi valorizzano, invece, i corpi longilinei, magrissimi. Modelle grissino dalla gambe lunghissime. Donne atletiche e sportive, spensierate e allegre che non vogliono più apparire perfette per la società. Con l’avvento degli anni Ottanta si fa un passo indietro verso le curve accentuate. Donne alte e magre ma con le forme ai punti giusti. Moderne Barbie a cui tutte le ragazze vogliono assomigliare. Gli anni Novanta sono anni “magri”, la donna sembra quasi bidimensionale. Corpi esili e asciutti come quelli delle modelle sono il nuovo ideale di estetica. Questo pendolo continua ancora oggi ad oscillare. Dagli anni Duemila lo stereotipo di bellezza prevede donne magre ma con forme ben definite e scolpite. Corpi atletici, asciutti, muscolosi ma molto femminili. Un corpo solo che racchiude molte caratteristiche e qualità, spesso difficili da raggiungere. Stereotipi che la maggior parte delle volte si allontanano dalla realtà.

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